Cosa significa “essere Italiani”?

Il 2 giugno è la data che forse più di tutte offre lo spunto per riflettere su cosa significhi veramente essere Italiani oggi.

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Così recita il primo articolo della Costituzione italiana, fissando il carattere repubblicano della nuova Italia. Dal latino res publica, indichiamo come repubblica quella forma di governo in cui il potere politico è detenuto da un singolo capo (Capo dello Stato) o da un insieme di cittadini eletti dalla popolazione (Parlamento).

Nel caso italiano tale forma fu introdotta attraverso un referendum istituzionale tenutosi il 2 giugno del 1946, data estremamente importante dal punto di vista storico, politico e sociale. Da allora, ogni anno il popolo italiano stretto sotto un’unica bandiera, il tricolore, celebra orgogliosamente la propria Nazione.

Tale occasione ci offre lo spunto per riflettere su cosa significhi veramente essere Italiani. Essere Italiani non è solamente una cittadinanza, una carta d’identità, un passaporto. Lo si intuisce da situazioni difficili, complicate, drammatiche. Lessere Italiani è sempre stato un orgoglio e un privilegio, ma, in certe situazioni, come il momento delicato e tragico che ci troviamo ad affrontare, è bello essere Italiani insieme. Ed è proprio questo spirito di solidarietà, da sempre pilastro portante della società italiana, a costituire un valore, ora, più forte che mai. Sembra quasi di trovarsi in quel celebre passaggio della Divina Commedia, dinanzi a quel nobile sentimento descritto da Dante, racchiuso in un caloroso e commosso abbraccio tra i due Mantovani, simbolo assoluto della solidarietà, che rivive oggi con grandioso vigore, se pur in altre forme. Infatti, in un periodo in cui l’unico rapporto tra due esseri umani può avvenire esclusivamente attraverso un metro di distanza, l’abbraccio risulta un qualcosa di lontano e momentaneamente irraggiungibile. Tuttavia, stiamo sperimentando nuove forme di solidarietà, un po’ più “distanti”, ma comunque efficaci, che ci consentono di appoggiare il prossimo e soprattutto incoraggiare e ringraziare gli eroi in camice bianco che portano avanti la nostra guerra. Sicuramente, se Dante avesse potuto assistere con i suoi occhi a tutto ciò, sarebbe rimasto colpito da una società solidale e soprattutto unita, facente parte non di diverse città o comuni, ma appartenente ad un’unica nazione, a quell’Italia finalmente unita, dignitosa e orgogliosa che ha sempre vagheggiato.

Articolo di
Asia Cappello, Vincenzo Papa, classe IV A Liceo Classico