Dantedì, dal Raeli di Noto l’augurio di tornare presto “a riveder le stelle”

Dantofili per un giorno: al via il “dantedì”, un focus festoso sul Sommo Poeta, per celebrare Dante Alighieri, patrimonio culturale di tutta l’umanità.

Recentemente il Governo ha riconosciuto il dantedì come una realtà strutturale e fondamentale per il mondo. In questo giorno, ogni studente, professore o appassionato della Divina Commedia e dunque del suo sommo autore, Dante, si cimenta nella lettura e nell’interpretazione di un verso della Commedia, richiamando alla memoria il fondatore della lingua e cultura italiana. Quest’anno, purtroppo, il dantedì è caduto in un momento drammatico: tutto il mondo è protagonista di una guerra silenziosa, scatenata da un virus, il Coronavirus, che sta causando migliaia di morti e che ha messo in ginocchio l’intera umanità.

Molti erano i progetti e le attività non troppo accademiche in programma per questo giorno, tutte incentrate sulla lettura, sulle recitazioni o su semplicemente  dialoghi o confronti”, così ha affermato il presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, il quale si è soffermato sulla distinzione tra i “Dantofili”, cioè gli appassionati di Dante, e i “Dantisti”, ovvero i professionisti e gli studiosi di Dante. Partendo da questa distinzione l’accademico ha invitato tutti noi ad unirci a tale iniziativa, perché in fondo tutti amano Dante, il “Narratore”, colui che ci ha coinvolti nella sua realtà, lasciando nero su bianco le vicende che riguardano secoli e secoli di storia. 

L’invito rivolto da giornalisti, scrittori, studiosi e insegnanti, è stato quello di seguire le lezioni di quiete, di semplicità e di leggerezza , “nel bel mezzo del cammin di questa drammatica situazione“. I versi di Dante, dunque, sono diventati protagonisti di un gioco virtuale: migliaia le persone che il 25 marzo, data del dantedì, hanno trasformato il web nello  scenario dei versi della Divina Commedia, ricordando il sommo poeta con grande devozione e commozione. Ma da dove nasce l’idea di dedicare a Dante una giornata di celebrazioni? Non tutti sanno che è stato Paolo Di Stefano, scrittore e giornalista di origini avolesi, a lanciare la proposta; poi ufficialmente sviluppata dal Ministero per i beni e le attività culturali, e definitivamente approvata dal Consiglio dei Ministri il 17 gennaio scorso.

Perché si festeggia il 25 marzo?
Secondo i calcoli degli studiosi sarebbe questa la data di inizio del viaggio ultraterreno di Dante, anche se nel poema non ne fa esplicita menzione. Dalle sue parole apprendiamo soltanto che erano le prime ore del mattino ed il sole sorgeva nella costellazione dell’Ariete (giorni dell’equinozio di primavera), quando gli apparvero le tre fiere che tanto lo atterrirono da fargli perdere la speranza dell’altezza, la speranza di uscire dal buio della selva e di salire verso il colle della Grazia. Altre tesi, invece, propenderebbero nel far partire il viaggio di Dante all’alba dell’8 aprile. Tutti concordano sul fatto che si trattasse del venerdì santo del 1300, anno del primo giubileo. Era opinione comune nel Medioevo che Cristo fosse morto al compiersi del trentaquattresimo anno dalla sua incarnazione (25 dicembre dies natalis), dunque la data del 25 marzo sarebbe quella più plausibile anche perché vicina all’equinozio di primavera.

Ma chi è Dante?
Chi è il Sommo Poeta che ha fatto innamorare tutti noi e i cui versi sembrano essere uno spiraglio di felicità in un momento così tragico? Dante nasce a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà cittadina. Nonostante la famiglia fosse in condizioni economiche poco felici, Dante poté in giovinezza condurre vita da gentiluomo e procurarsi una raffinata educazione. La sua vita era particolarmente legata a Firenze e auspicava la sua autonomia non solo politica ma anche culturale. Negli anni successivi dovette affrontare tanti ostacoli, l’accusa di baratteria, l’esilio, fino a quando non si cimentò nella composizione della sua grande opera: la Divina Commedia. In questo spettacolare poema sacro, possiamo godere non solo del plurilinguismo dantesco che impiega un lessico vario, appartenente ad uno stile ora aspro, ora sublime, ora comico, ma è racchiusa la realtà imperfetta degli uomini e l’eterna verità di Dio, il caos e la miseria della terra e l’immobile perfezione del cielo. Dante sente di essere stato investito da Dio del compito di indicare all’umanità la via della rigenerazione e della salvezza; per questo compie il viaggio nei tre regni dell’oltretomba, per esplorare tutto il male nel mondo che si concentra nell’Inferno, trovare la via dell’espiazione nel Purgatorio e ascendere di cielo in cielo sino alla visione diretta del Dio. Dunque, la Commedia nasce da una visione apocalittica e cupa della realtà presente e dall’ansiosa speranza di un riscatto futuro.
La breve e concisa biografia di Dante qui proposta vuole essere un trampolino di lancio all’amore e alla devozione che spinge tutti noi “Dantofili” a guardare con meraviglia all’autore e al suo capolavoro; come ben sappiamo la sua biografia è un puzzle di cui mancano alcuni pezzi per avere una visione completa della sua vita, ma nonostante ciò quello che ci è pervenuto è abbastanza per poter celebrare Dante come padre e fondatore della lingua italiana.

Molto costruttiva e interessante è stata l’iniziativa della sceneggiatrice, attrice, autrice teatrale e televisiva Lucilla Giagnoni, che ha interpretato e commentato, nel giorno del “Dantedì”, su un canale youtube il V canto dell’Inferno  che “non è solo il canto dell’amore, ossia l’amore tra Paolo e Francesca, ma è anche il canto del linguaggio“. All’interno di questi celebri versi è possibile cogliere tutta la grandezza stilistica e linguistica di Dante. Nell’interpretazione semplice e toccante dell’attrice, l’attenzione si è concentrata  sulla spiegazione delle terzine soprattutto dal punto di vista fonetico: vocali, consonanti, sillabe sonore, pieni di significati simbolici ed allusivi che rivelano quasi una nuova verità testuale, una nuova Francesca da Rimini, tutta diversa da quella che la storia della critica ci ha tramandato. Le parole  utilizzate dalla Giagnoni per descrivere l’amore verso la Commedia, sono inedite ma dal profondo significato. Ciò che suscita in lei meraviglia è la consapevolezza di poter pronunciare quei versi con la pastosità del nutrimento, perché l’attrice sin dalla giovinezza si è nutrita solo di Dante e della sua opera d’arte, comprendendone eticamente e drammaticamente il significato. “Dante è qui nel momento in cui leggiamo i suoi versi; la sua poesia è ossigeno per tutti noi, è vita”, questo è stato l’epilogo della diretta di Lucia Giagnoni, che ha suscitato negli spettatori emozione pura.

Con Lucilla Giagnoni Dante entra nelle case di tutti

Nel giorno del dantedì molti sono stati gli interventi e le partecipazioni: la Rai ed il web si sono colorati per un giorno di frasi d’amore e speranza in un momento in cui tutto appare nero e disperato.
L’istituzione di un giorno dedicato al Sommo Poeta non nasce soltanto dall’idea di celebrare la sua grandezza, ma nasce anche come un momento di riconciliazione e riconoscimento collettivo reciproco di ogni essere umano, con l’intento di creare una catena umana unita, anche se per un solo giorno, allo scopo di celebrare l’amore verso un poeta che a distanza di secoli riesce ancora a far battere il cuore. Leggere i suoi versi non è solo un momento di alienazione della realtà attuale, ma è anche un momento in cui possiamo conoscere noi stessi, i nostri limiti e le nostre emozioni. Leggere i suoi versi significa parlare con Lui, conoscerlo personalmente e mantenerlo sempre vivo nella nostra vita e nel nostro cuore.

Anche noi studenti del Matteo Raeli di Noto ci uniamo al Dantedì  citando il verso finale del XXXIV canto dell’Inferno, che rispecchia la realtà attuale: “E tornammo a riveder le stelle”. Ci auguriamo di poter tornare a rivederle il prima possibile, nel frattempo leggiamo Dante, perché Dante è con noi nel momento in cui lo leggiamo e, come ha affermato il presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, Prof. Carlo Ossola, Confidiamoci con Dante, il quale sarà sempre con noi anche quando ci sarà dato il permesso di poter ritornare alla vita normale”.

Articolo di Mariagiovanna Montoneri
IV A Liceo classico